ARCHIVIO DEL TEMPO CHE PASSA
COMPIHOBBY

LA COLONIA DI LA' D'ARNO
A cura di Berlinghiero Buonarroti
(L'Oculista n° 14)

Colonie

Nell'immediato secondo dopoguerra e precisamente la sera del 5 agosto 1946 in Ragnaia ha luogo la cerimonia di apertura della Colonia Elioterapica di Compiobbi. Vi partecipano 73 bambini per il cui mantenimento si costituisce un Comitato del quale fanno parte rappresentanti del Patronato scolastico ed il priore di San Donato a Torri don Angiolo Polli, poiché la Pontificia Commissione di Assistenza ha contribuito alle spese di refezione dei bambini.
In seguito a dissapori di carattere egemonico, influenzati anche dal clima di scontro frontale politico caratteristico di quel periodo, a fine luglio del 1948 don  Polli organizza una seconda colonia autonoma che opera proprio davanti a Compiobbi, nella spiaggia creata dall'Arno nei pressi della chiesa di San Michele. È la colonia elioterapica Pontificia, di ispirazione cattolica, che è diretta da due suore filippine inviate dal monastero di Via Giusti a Firenze e che durerà fino al 1953.

La partenza di due cortei avviene da Piazza Mazzini. Il serpentone laico si perde sotto il ponte della ferrovia in direzione della villa "Le Falle" al canto di "
Quel mazzolin di fiori…" e, più avanti nel cammino, anche di "Bella ciao", seguendo il vessillo della bandiera tricolore. Il corteo cattolico s'indirizza, invece, verso "il Canapo" seguendo anch'esso una bandiera tricolore impugnata, il più delle volte, da Graziano Casini con la tecnica particolare del mignolo della mano destra avvinghiata lungo l'asta. Quando si arriva a destinazione il tricolore dà il testimone, affiancandosi, ad una grossa bandiera bianco-gialla verticale, simbolo del Vaticano, che è issata su un grosso pennone a mò di presidio. Marco Signori ricorda ancora un inno dell'Azione cattolica che era cantato durante il tragitto verso la colonia "pontificia" posta di là d'Arno:

Bianco padre che da Roma /
Luce piena luce viva /
In ciascun di noi confida /
In ciascun di noi contà.
Siamo arditi della fede /
Siamo araldi della croce /
Al tuo cenno alla tua voce /
Un esercito all'altar.


Che sensazioni irripetibili erano quelle legate a quella stagione! Seguire i tempi del tamburino che dava la cadenza della marcia. Seminare nell'acqua dell'Arno, durante il passaggio della "nave", i granelli di
«magnesia» variamente colorata, acquistata da "Cacino" e vedere svanire nel profondo del fiume le scie zigzaganti dei vari colori. Divorare a quattro ganasce le squisite "briosce" a due punte. Scoprire all'improvviso casualmente, fra la rena smossa per gioco, quella specie di baco bianco e grasso che abbondava nelle umide spiagge della colonia e che chiamavamo "dormiglione". E il fascino del viaggio sperimentato giornalmente che, cammina, cammina, cammina, si concludeva ad appena duecento metri di distanza dal punto da cui si era partiti; per fortuna dall'altra parte dell'Arno…

Le due colonie di due diversi colori

Ricordi d'infanzia praticamente irripetuti

Sono riconoscibili in piedi, a partire da sinistra, accanto ad una suora non riconosciuta:
1- Carla Boccherini, 2- Silvia Cappelli,  3- Maria Cappelli, 4- Anna Casini,
5- Suor Elisabetta, 6- Luisa Buonarroti, 7- [non riconosc.], 8- Giulio Frittelli, 9- [non riconosc.], 10- Carla Berni, 11- Paolo Cencetti, 12- [non riconosc.],  13- Natalina Frittelli, 14- Ascanio Torrini
(col tamburino), 15- Giuseppe Casini,  16- Marchino Signori, 17- Armandina Matteoli, 18- Carla Sassetti,
19- Carlo Buonarroti (?), 20- [non riconosc.], 21- Paolo Andorlini, 22- Enzo Torrini con accanto la sorella Mina sotto la protezione della madre Renata Monnetti.

Seduti per terra a partire da sin.: la quarta "coloniale" è Paola Fantechi, l'ottavo è Alberto Ceccarelli e la 13a è Fernanda Venturini.
Tutti gli altri non sono stati riconosciuti.

La fotografia, gentilmente messa a disposizione da Ugo Torrini, è stata scattata verso il
1953 dalla sede della colonia di San Michele a Compiobbi. Nello sfondo, all'estrema sinistra, si vede i locali che saranno della Macelleria Nocchi non ancora completamente ricostruita dopo i bombardamenti.